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Qui il trucco si apre.

Il banco di una sartoria teatrale. Due mani cuciono l'orlo di un grande telo verde, accanto un metro da sarta, un gesso, un paio di forbici vecchie.

25-27 febbraio 2027 Napoli. Date provvisorie.

Generato. GPT image.

Il production journal (diario di produzione) è il documento in cui ogni opera racconta come è stata fatta. Strumenti, fasi, scelte. Ogni iscrizione a WAIFF Napoli lo include.

Perché lo chiediamo

Ogni film ha una stanza dove nessuno entra.

Quella stanza è il mestiere. Con l'intelligenza artificiale conta più del solito, perché è lì che si vede chi ha deciso.

Il journal apre la porta. Il film resta quello che è, e chi guarda sa come ci sei arrivato.

Cosa ci va dentro

Finché non esce il regolamento di Napoli seguiamo le quattro voci del regolamento WAIFF 2027. Basta una frase per ogni fase, non servono i prompt parola per parola né gli scarti.

  1. Gli strumenti.

    I principali strumenti di AI che hai usato.

  2. Le fasi.

    In quali fasi di produzione li hai usati.

  3. Il tuo intervento.

    Cosa hai deciso tu, cosa hai scartato, cosa hai corretto.

  4. I materiali di altri.

    Se ci sono, i materiali che non sono tuoi e con quale permesso li hai usati.

Cosa non è

Il journal non è un esame di purezza.

Il festival non certifica niente e nessuna macchina controlla il tuo film per dire se è vero. Lo leggono il comitato di selezione e la giuria, per capire come è nata l'opera.

La prova su questo sito

Prima di chiederlo agli altri l'abbiamo chiesto alle immagini di questo sito, quella di apertura e un fotogramma di prova, il cavallo in teatro. Trucco compreso, scarti compresi.

Un cavallo baio in piedi in mezzo alle poltrone rosse di un vecchio teatro vuoto, una cavezza di corda, una lampadina nuda su un'asta a sinistra.

Generato. GPT image.

Sposta il telo sull'immagine, o apri le voci qui sotto.

Partenza

Si parte da un disegno a matita, generato anche lui e allineato al fotogramma finito. Il cavallo in platea, girato verso di noi. Sul palco siamo noi.

Prompt

Il prompt, parola per parola

Trasforma questo storyboard in un fotogramma di film, girato davvero. Stessa inquadratura del disegno, identica: stessa linea d'orizzonte, stessi palchi nello stesso punto, stesso cavallo nella stessa posizione e della stessa misura, stessa lampadina sull'asta a sinistra, stesso bordo del palco in basso. Un teatro storico italiano vuoto, poltrone di velluto rosso consumato, palchi con tende stanche, luci di servizio accese. Un cavallo vero, baio scuro, fermo in piedi fra le poltrone, la testa girata verso di noi. Pellicola 35 mm, grana organica, colori naturali. Cinema d'autore italiano.

I prompt del cavallo sono in italiano, come li abbiamo scritti. Quelli della folla sono in inglese.

In coda a ogni prompt il comando ha aggiunto le parole «no text, no logos» e il formato dell'immagine.

Passaggi

La prima resa ha lucidato il cavallo, ha messo l'oro dappertutto e ha acceso otto lampadine che nessuno aveva chiesto. Abbiamo chiesto meno bello, ed è uscito un film dell'orrore. La terza aveva la luce giusta, ma ghirigori disegnati sul pelo. Con un'ultima correzione il pelo è tornato pelo.

Autore

Un cavallo in platea e sul palco noi. Abbiamo tolto l'oro, le lampadine in più, la polvere che brilla. Resta una giumenta, una cavezza di corda, una lampadina sola. Tutto è ordinario, ed è per questo che è strano.

Materiali di altri

GPT image, un modello di altri, addestrato su materiali che non conosciamo. Il cavallo e il teatro sono generati, nessun teatro vero è stato chiesto per nome.

Il diario di un fotogramma, il cavallo in teatro

Cinque passi, le parole vere date allo strumento, e la nota di chi ha scelto.

Tutte le immagini di questo diario sono generate. GPT image.

  1. Disegno a matita. Un cavallo in platea in un vecchio teatro, una lampadina su un'asta.
    1 Storyboard il cavallo in platea, girato verso di noi. sul palco siamo noi.
    Il prompt, parola per parola , Storyboard

    Il prompt, parola per parola , Storyboard

    Disegno da storyboard per un film, formato orizzontale, a matita grassa nera su carta grezza color avorio. Siamo in piedi sul palco di un vecchio teatro italiano vuoto e guardiamo verso la sala. Davanti a noi la platea, file di poltrone che curvano, e dietro i palchi su tre ordini. In mezzo alle poltrone, un po' a destra del centro, un cavallo in piedi, grande, alto quasi metà del foglio, la testa girata verso di noi. A sinistra in primo piano, sul bordo del palco, una lampadina nuda su un'asta. Nient'altro. Pochi tratti decisi, le linee di costruzione lasciate a vista, la linea d'orizzonte, il bordo dell'inquadratura tirato a mano, un tratteggio per dire dove cade l'ombra. Vivo, non finito, la mano di una persona. Nessuna scritta, nessun numero.

    In coda a ogni prompt il comando ha aggiunto le parole «no text, no logos» e il formato dell'immagine.

  2. Prima resa. Oro ovunque, cavallo lucido, tante lampadine.
    2 Prima resa ha lucidato il cavallo, ha messo l'oro dappertutto e ha acceso otto lampadine che nessuno aveva chiesto. via.
    Il prompt, parola per parola , Prima resa

    Il prompt, parola per parola , Prima resa

    Trasforma questo storyboard in un fotogramma di film, girato davvero. Stessa inquadratura del disegno, identica: stessa linea d'orizzonte, stessi palchi nello stesso punto, stesso cavallo nella stessa posizione e della stessa misura, stessa lampadina sull'asta a sinistra, stesso bordo del palco in basso. Un teatro storico italiano vuoto, poltrone di velluto rosso consumato, palchi con tende stanche, luci di servizio accese. Un cavallo vero, baio scuro, fermo in piedi fra le poltrone, la testa girata verso di noi. Pellicola 35 mm, grana organica, colori naturali. Cinema d'autore italiano.

  3. Seconda resa. Un fascio di luce, tende a brandelli, sembra un film dell'orrore.
    3 Seconda resa ho chiesto meno bello e ha fatto un film dell'orrore. via.
    Il prompt, parola per parola , Seconda resa

    Il prompt, parola per parola , Seconda resa

    Stessa inquadratura, non si muove niente: stessi palchi, stesso bordo del palco, stessa lampadina sull'asta a sinistra, testa del cavallo esattamente dov'è. Cinque correzioni e basta. Uno: il cavallo non sta sopra le poltrone. Due file sono state smontate, gli zoccoli poggiano sul pavimento di legno e le poltrone davanti gli coprono le gambe, è alto come un cavallo vero, non un gigante su trampoli. Due: il cavallo non è lucido. Pelo spento, polvere, fango secco sulle gambe, una vecchia cavezza di corda, respira. Tre: via l'oro. Stucchi grigi, dorature spente fino a quasi sparire, un teatro chiuso da anni, le tende sono stracci. Quattro: spegni tutte le lampadine piccole. Restano solo la lampadina nuda a sinistra e un fascio duro di luce di servizio che cade dall'alto sul cavallo, polvere sospesa nell'aria, il resto della sala scende nel buio. Cinque: meno bello. Il velluto rosso è l'unica cosa satura, tutto il resto è spento, freddo, stanco. Grana di pellicola vera, un po' di morbidezza, un fermo preso da un film, non un'illustrazione.

  4. Terza resa. Luce di servizio piatta, un teatro qualunque, ghirigori disegnati sul pelo.
    4 Terza resa la luce è giusta. però gli ha disegnato ghirigori sul pelo. via.
    Il prompt, parola per parola , Terza resa

    Il prompt, parola per parola , Terza resa

    Stessa inquadratura, stesso cavallo nello stesso punto con gli zoccoli sul pavimento, stessa lampadina, stessi palchi, stesse file di poltrone. Questo però non è un film dell'orrore. Togli il fascio di luce, togli la polvere che brilla, togli il fiato dal naso del cavallo. È mezzogiorno e dentro un teatro chiuso hanno acceso le luci di servizio: luce piatta, fredda, uguale dappertutto, senza nessun effetto, come durante una prova. Si vedono bene i palchi, la sala è grigia e chiara, le ombre sono morbide. Le tende tornano vecchie tende, consumate, non stracci. Il cavallo è un cavallo vero, fotografato, baio scuro, pelo corto e opaco, un po' impolverato, niente squame, niente fango finto, la cavezza di corda resta. Tutto è ordinario e proprio per questo è strano. Colori naturali e spenti, solo il velluto rosso resta vivo. Pellicola 35 mm, grana fine, nessuna vignetta. Un fermo qualunque di un film italiano, a metà di una scena.

  5. Il fotogramma finito.
    5 Fotogramma una giumenta, una cavezza di corda, una lampadina sola. basta così. scelta
    Il prompt, parola per parola , Fotogramma

    Il prompt, parola per parola , Fotogramma

    Stessa identica fotografia, non si muove niente, nemmeno di un pixel: stessa inquadratura, stessa luce, stesse poltrone, stessi palchi, stessa lampadina, stesso cavallo nello stesso punto con la stessa cavezza. Una sola correzione, di mestiere. Il pelo del cavallo è corto, liscio e uniforme come nella foto di un cavallo vero: via quel disegno a ghirigori che si vede sulla pelle, sul velluto delle poltrone e sugli stucchi. Il velluto è solo velluto consumato, lo stucco è solo stucco. È una giumenta, il ventre è pulito. Nient'altro cambia.

Dettaglio del pelo ingrandito tre volte. A sinistra i ghirigori del passo 4, a destra il pelo pulito del passo 5.
A sinistra il passo 4, a destra il passo 5, ingranditi tre volte.

Generato. GPT image.

L'immagine di apertura del sito ha un diario suo, quattordici passi dalla guida grigia alle stanghe sulle spalle. I suoi strati stanno nella lente della home, sulla stessa immagine.

Apri la lente in home

Le scene con il telo si muovono appena, come una macchina da presa. Prima abbiamo calcolato una mappa di profondità con un modello, Depth Anything V2 Small. Poi abbiamo spianato telo e banda nella mappa, così ciò che ci è stampato sopra resta fermo. Se su una scena i volti si strappano, lì il movimento si spegne.

Questi esempi li ha preparati Visio con strumenti di AI, scelte comprese, in attesa dei film veri.

Come si compila

Non devi impaginare niente.

Nel passo 4 del modulo rispondi a domande, il modulo impagina le tue risposte e le scarichi in PDF.

Se hai già il tuo journal lo carichi così com'è, in PDF o Word, fino a 5 MB.

Prova il modulo

Come si scrive bene

Un buon journal è corto e preciso. Dice cosa è successo davvero, anche quando è andata male.

Dice poco Ho usato l'AI per le immagini.

Dice tutto Ho generato i fondali e ho scartato ogni versione in cui la luce cambiava da un'inquadratura all'altra.

Dice poco Il film è stato montato con l'aiuto dell'AI.

Dice tutto Lo strumento ha proposto un primo montaggio. Ho tenuto l'ordine delle scene e ho rifatto i tagli a mano.

Esempi scritti da noi, non presi da un film vero.

Qui andranno i film veri.